#mapparoma9 - Offerta pubblica e privata nei quartieri: asili, cultura, negozi e piazze


La nona #mapparoma illustra la distribuzione nei quartieri di alcune tipologie di servizi o di opportunità di incontro che rappresentano la risposta ai fabbisogni espressi dai cittadini, sia in ambito pubblico e collettivo che in ambito privato. I dati provengono da un’indagine specifica condotta da Provinciattiva (Capitale metropolitana, periferie comuni) e sono riferiti all’anno 2010.

Gli asili nido (numero di strutture pubbliche o private per mille bambini tra 0 e 2 anni, mappa in alto a sinistra) sono distribuiti in maniera apparentemente disomogenea sul territorio comunale. I quartieri più serviti sono tuttavia quelli semicentrali e al ridosso del GRA, che negli ultimi anni hanno visto incrementare il numero di famiglie “giovani". I valori particolarmente elevati dell’indicatore in alcune zone poco abitate sono riconducibili alla presenza al loro interno di grandi parchi urbani che, tradizionalmente, ospitano un maggior numero di strutture scolastiche e di servizio per l’infanzia.

L’incidenza dell’offerta culturale (numero di cinema, teatri e biblioteche per mille abitanti, mappa in alto a destra) segue invece l’andamento monocentrico delle densità di edificazione e popolazione, con poche eccezioni che riguardano alcune aree periferiche, soprattutto nel quadrante ovest e in quello est, intorno all'Università di Tor Vergata.

Anche i negozi (numero di esercizi commerciali, bar, ristoranti e artigiani per mille abitanti, mappa in basso a sinistra) sono maggiormente diffusi nei quartieri centrali e semicentrali (in particolare il I e II Municipio), con le eccezioni dei poli di attrazione come l'Eur e delle nuove zone commerciali nel versante est.

Infine, la disponibilità di piazze (numero di piazze per mille ettari, mappa in basso a destra) approssima le opportunità di incontro e scambio, anche casuali, tra cittadini, e quindi la presenza di luoghi di socializzazione, e rappresenta un potenziale motore per la creazione di capitale sociale. Analogamente alla densità di edificazione, il numero di piazze diminuisce con l’aumento della distanza dal centro, per azzerarsi nei quartieri periferici fuori dal GRA, eccezion fatta per i settori periferici più urbanizzati a est, tra le via Tiburtina e l'Appia Nuova, e a sud, lungo le direttrici per il mare fino ad Ostia. 

Emerge come il centro e la periferia storica, proprio perché densi e intensivi, sono quartieri con forti relazioni interpersonali e numerose opportunità di partecipazione collettiva. Al contrario i residenti nelle periferie più lontane - sia quelle abitate dai ceti medio-alti che quelle più popolari - sono lontani dai grandi e piccoli attrattori culturali e poco forniti sia di servizi di base che di spazi pubblici e collettivi. Qui sono minori e più deboli le relazioni interpersonali e i legami sociali perché si hanno poche occasioni di contatto, e appaiono limitate le opportunità di incontro tra persone e il "consumo" di beni relazionali. Non è un caso che le dinamiche elettorali siano molto divergenti in aree così differenti.

(clicca sull'immagine per ingrandire)


Nel dettaglio dei quartieri, escludendo le zone verdi e archeologiche, la disponibilità di asili è maggiore in luoghi eterogenei ma comunque non troppo centrali: Villaggio Olimpico (30 strutture ogni 1000 bambini tra 0 e 3 anni), Villaggio Giuliano, Eur e Grottarossa Est (22-23), San Lorenzo e Pisana (19-20), Valco San Paolo (17,5) e anche fuori dal GRA a Sant'Alessandro e Romanina (16-17). Non esistono affatto asili invece in numerose zone sparse in tutta Roma: ad esempio, al centro (Celio, Salario), nella periferia storica (Conca d'Oro, Navigatori), nei quartieri benestanti a nord (Tor di Quinto e Acquatraversa) e fuori dal GRA (Settebagni, Barcaccia, Mezzocamino, Santa Palomba, Prima Porta). 

L'offerta culturale di cinema, teatri e biblioteche, anche in questo caso escludendo le zone non residenziali tra cui le grandi ville urbane, è massima in molti quartieri centrali, che superano la soglia di 1 struttura ogni 1000 abitanti (Centro Storico, Trastevere, Testaccio, XX Settembre, Celio), mentre altrove si segnalano i valori elevati delle zone universitarie (San Lorenzo 0,5, Ostiense e Giardinetti-Tor Vergata 0,25), oltre alle zone benestanti di Aventino, Prati, Flaminio, Parioli, Salario e Appia Antica Nord (0,4-0,5). Appare invece grave che in molti quartieri non esista nessuna delle tre strutture considerate: si tratta di aree soprattutto a ridosso o esterne al GRA (solo per citarne alcune Fidene, Serpentara, Settebagni, Settecamini, La Rustica, Torre Maura, Morena, Mezzocamino, Vallerano-Castel di Leva, Malafede, Acilia Nord, Ponte Galeria, Casalotti, Ottavia, Prima Porta, La Storta) ma anche di quartieri della periferia storica (Conca d'Oro, Casal Bertone, Pietralata, Casilino, Valco San Paolo, Pian Due Torri) e persino di aree benestanti come Medaglie d'Oro, Infernetto e Acquatraversa.

La disponibilità di negozi di quartiere - tralasciando le zone prettamente commerciali come Castel Romano - è ovviamente molto elevata nel I Municipio al Centro Storico (156 esercizi ogni 1000 abitanti), a XX Settembre (134), Prati (104), Esquilino (81), Celio (66). Seguono, con valori intorno a 40-50 esercizi ogni 1000 abitanti, il II Municipio (Salario, Flaminio e San Lorenzo) e le parti più centrali del VII (Tuscolano Nord e Appio), dell'VIII (Ostiense) e del IX (Eur). Nelle zone più periferiche i valori sono bassi, salvo Omo (87), Casetta Mistica (70) e Romanina (40) ad est, aree poco popolate con grande diffusione di centri commerciali e commercio all'ingrosso. I valori minimi, inferiori a 10 esercizi ogni 1000 abitanti, si raggiungono fuori dal GRA a est (Sant'Alessandro, Lunghezza, San Vittorino), sud (Decima, Porta Medaglia, Santa Palomba, Malafede, Ostia Antica, Infernetto, Ponte Galeria), nord (Castelluccia, Santa Maria di Galeria, Giustiniana, Santa Cornelia) e, uniche eccezioni interne al GRA, a Torrespaccata, Laurentino e soprattutto Acquatraversa (minimo assoluto con 2,6).

Per ultima, la disponibilità di piazze è massima in molte zone centrali o della periferia storica: Centro Storico (450 piazze ogni 1000 ettari), San Lorenzo e Trastevere (più di 200), Aventino, Tuscolano Nord e Garbatella (circa 160), Monte Sacro, Gianicolense e Prati (circa 140), Testaccio, Esquilino, Flaminio, Salario e Nomentano (circa 110), Trieste, Casal Bertone, Appio, Eroi (circa 100). E' al contrario minima in varie zone a ridosso o esterne al GRA dove non esiste alcuna piazza, quantomeno nella toponomastica ufficiale: a nord (Settebagni), est (Omo, Giardinetti-Tor Vergata, Lucrezia Romana, Romanina, Gregna, Barcaccia), sud (Tor Fiscale, Appia Antica Sud, Santa Palomba), ovest (Massimina e Pantano di Grano) e nord (Grottarossa Ovest e Santa Cornelia). Unica eccezione semicentrale è Acquatraversa (che corrisponde alla Camilluccia), in analogia con gli altri servizi qui esaminati (asili, cultura e negozi), ma in contrasto con la sua caratterizzazione di quartiere estensivo e benestante, che mostra uno scarso soddisfacimento al suo interno dei fabbisogni dei suoi abitanti.




Keti Lelo, Salvatore Monni, Federico Tomassi




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Fonte: elaborazione su dati Provinciattiva 2010




Gli autori, ferme restando le loro responsabilità per i contenuti delle mappe, sono debitori nei confronti del CROMA (Centro per lo studio di Roma dell'Università Roma Tre) e di Luoghi Idea(li) per le elaborazioni, le suggestioni e gli spunti sulle attività di mappatura del territorio romano che sono state fonte di ispirazione per la nascita di questo blog.

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